Un altro regalo a Cosenza, ecco tutte le “sviste” sul bando di esportazione rifiuti

Sono un sostenitore della libertà di espressione e strenuo difensore della libertà di stampa. Trovo quindi utile il contraddittorio anche quando le tesi di una delle parti si fondano su sciocchezze, come sta avvenendo in queste settimane a proposito del bando per l’esportazione rifiuti.

Partiamo dalle responsabilità politiche: Oliverio sostiene di non averne. È vero che il bando è stato emanato dal trio Scopelliti-Pugliano-Gualtieri, su cui l’attuale governatore prova a fare scarica barile, ma l’assegnazione di questa oscenità è stata effettuata a giugno 2015, cioè sette mesi dopo l’elezione di Oliverio. Mesi di legislatura decisivi, in cui la nuova giunta si è adoperata per trovare i fondi necessari a questo progetto predisponendoli nei bilanci regionali 2015, 2016 e 2017, al contrario dell’amministrazione Scopelliti che non l’aveva fatto, fermando di fatto l’aggiudicazione.

Oliverio aveva quindi due strade possibili: favorire i territori, ritirando l’appalto in autotutela, o favorire le aziende aggiudicando l’appalto. Ha scelto la seconda strada. Qualcuno si attacca alle penali che la Regione avrebbe dovuto pagare in caso di ritiro del bando, ed è vero che ci sarebbero state. Ma le penali sarebbero state superiori ai 60 milioni di euro (all’anno) previsti per un servizio totalmente inutile? No. Ricordo, fra l’altro, che la Regione Calabria – quando c’erano da tutelare interessi diversi – è stata in grado di pagare due volte lo stesso appalto, che è ben più di una penale.

Nel merito, che si tratti di un servizio inutile è cosa nota: quello in discussione era un bando di emergenza già nel 2013, senza il quale “la Calabria sarebbe stata inondata di rifiuti nell’estate 2014”, almeno questo è quello che ci avevano detto. Per fortuna, invece, quella del 2014 è stata la prima estate senza emergenza rifiuti negli ultimi 20 anni, pur senza mettere in atto questo assurdo progetto. Esattamente come nel 2015 ed il motivo è chiaro: la produzione di rifiuti, per fortuna, è in calo. Per quanto riguarda l’economia, è di pura fantasia la tesi secondo la quale lo smaltimento all’estero costa di meno. Non so su quali dati si siano basate tali opinioni, ma conti alla mano questo scherzetto costa almeno 200 euro a tonnellata, cioè 60 milioni di euro in un anno (l’equivalente di 3 nuovi impianti). Ecco perché questo appalto fa gola. Nel caso in cui entri in azione, le aziende avranno tutto l’interesse a dirottare su questo costosissimo circuito quanti più rifiuti possibile, dando il via ad una casuale epoca di imprevisti, rotture degli impianti ed emergenze varie, inondando la sibaritide di monnezza. Del resto, per giustificarsi, è lo stesso Oliverio a sostenere trattarsi di una misura di emergenza.

È un po’ quello che ci dicevano negli anni novanta quando al posto degli agrumeti ci facevano trovare fosse piene di rifiuti pagandole miliardi. Insomma, usando la parola “misura d’emergenza” mio nipote di 5 anni mi riderebbe in faccia. Sempre Oliverio sostiene che i rifiuti non verranno trattati a Rossano, peccato che lui non può garantire nulla al riguardo visto che il capitolato d’appalto prevede l’allestimento di piattaforme di trattamento secondo due o tre regolette blande, fregandosene cioè della normativa ambientale come se fossimo nel terzo mondo.

E dopo essere state imballate, queste meravigliose ecoballe arriverebbero al Porto di Corigliano. Su questo punto ultimamente si è detto che “neanche un grammo di rifiuti verrà posato sulla banchina”. Nulla da togliere all’autorevolezza di chi lo sostiene, ma considerando le tonnellate di materiale ferroso che sostano sulla banchina di Corigliano da anni, scolando palesemente in mare un misto di pioggia e ruggine, permettetemi di nutrire qualche vaga, vaghissima perplessità. Tecnicamente, per altro, si può anche non poggiare un solo grammo di rifiuti sulla banchina, basta parcheggiarci una ventina di tir carichi di ecoballe e lasciarli rosolare al sole fin quando non arriva la nave.

Altro che crociere. Ma il punto più importante è un altro: Rossano e la Sibaritide sono l’unica area della provincia di Cosenza che ha offerto al sistema rifiuti regionale un impianto pubblico, quello di Rossano, dove conferiscono circa quaranta comuni. La presenza dell’impianto ha implicato, di fatto, l’esistenza di due discariche di servizio a Rossano ed altre sette nella zona. Ergo: se c’è una area della Provincia che deve essere tutelata dal punto di vista dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, questa è la Sibaritide. Evidentemente, esattamente come per la sanità, le infrastrutture, la giustizia ed il resto, si vuole penalizzare la nostra area per togliere qualche grana al Cosentino, un’area definita da Oliverio la “polpa della Calabria”, un’area che però non è più disposta a farsi spolpare. Ribadisco l’invito pubblico a ritirare in autotutela questa porcheria, o temo che la mobilitazione sarà più pesante di quella che Oliverio si aspetta.

Flavio Stasi

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