Assistenza fisica: uno squallido gioco di potere sulla pelle dei bambini

Vicende come quella degli Assistenti Fisici, un po’ come l’eterna precarietà degli LSU-LPU o le assunzioni stagionali per i servizi in concessione pubblica (tanto per fare degli esempi), creano quelle zone grigie di lavoro ricattabile legato alla Pubblica Amministrazione dove, di fatto, si genera, sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini, la clientela politica delle amministrazioni che si susseguono.

Un posto a tempo indeterminato, come quello che avevano conquistato gli assistenti fisici negli anni, rappresenta la garanzia, per i bambini e per la comunità, che questo ambito sia esente da logiche di “simpatia” politica. Ed è per questa ragione che si stanno creando le condizioni per degradare il contratto a tempo indeterminato delle assistenti in un contratto a termine: servono altri lavoratori più ricattabili da poter sostituire al momento opportuno con persone più “simpatiche”.

Esprimo disgusto per tutto questo che a mio avviso rappresenta uno squallido gioco di potere realizzato sulla pelle dei bambini diversamente abili e delle tante famiglie che hanno bisogno non solo di questo servizio, ma anche di tanto tanto altro vista la condizione di estrema difficoltà in cui versano.

L’esecutivo Mascaro ha la totale responsabilità politica di quanto sta avvenendo, una responsabilità politica aggravata dalle tante consapevoli inesattezze espresse in conferenza stampa, tutte nella direzione di favorire l’ATI affidataria e sfavorire gli assistenti in una discussione che non sarebbe dovuta nemmeno iniziare. L’assessore delle monetizzazioni, Candiano, probabilmente è convinto di incutere timore o convincere qualcuno delle amenità che afferma alzando la voce e battendo istericamente i pugni all’indirizzo di consiglieri e giornalisti. Sceneggiate napoletane che rimandano all’epoca dei dinosauri e che, però, non cambiano la sostanza dei fatti e la gravità delle affermazioni.

È indecente sentire dalla bocca di un assessore che gli assistenti si starebbero attaccando “ad una parolina sul contratto”. Quella parolina “indeterminato”, piuttosto che “determinato”, rappresenta la meta di milioni di uomini e donne italiani catapultati dai Governi nazionali degli ultimi due decenni (non a caso politicamente affini a Candiano e Mascaro) nelle sabbie mobili di una profonda precarietà. L’affermazione del delegato al bilancio rappresenta un insulto esplicito alla condizione disagiata di milioni di persone e ritengo, oggi più di ieri, profondamente inopportuno che certi personaggi politici continuino ad occupare ruoli nelle nostre Istituzioni.

Istituzioni costrette a cadere nel ridicolo quando si afferma che, essendo un appalto triennale, sarebbe normale non avere un contratto a tempo indeterminato. Questa affermazione strampalata può avere due possibili interpretazioni: o l’esecutivo non ha la più pallida idea di ciò di cui sta parlando e, per coprire una scelta politica inaccettabile, offre versioni della realtà surreali; oppure i tanti lavoratori che svolgono servizio pubblico in concessione privata, come quelli della raccolta rifiuti per esempio, inizino a preoccuparsi seriamente perchè ogni appalto (per fortuna) ha una durata limitata e, se questa è la regola, allora al prossimo rinnovo sarà messo in discussione anche il loro sacrosanto e meritato contratto a tempo indeterminato. Delle due cose non so, ancora una volta, quale sia la peggiore.

Non so, inoltre, come finirà questo ignobile braccio di ferro giocato sulla pelle dei bambini, se gli assistenti alla fine accetteranno o continueranno a rivendicare il proprio contratto: sono scelte di tipo sindacale che non voglio e non posso influenzare, ma so di certo che la responsabilità politica di questa raccapricciante situazione è totalmente dell’esecutivo in carica, il quale in pochi mesi è riuscito a scrivere alcune delle pagine più gravi e tristi della storia della nostra città.

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