Le aziende ben pagate pensino a fare il proprio dovere. Il sistema pubblico-privato blocca la differenziata.

Lo devo ammettere: i comunicati di auto-glorificazione dell’azienda di raccolta rifiuti mi mancavano.

In tempi di profonda crisi, sapere che ci sono aziende che svolgono dei servizi praticamente in regime di monopolio grazie alle inadeguatezze della pubblica amministrazione, più che lautamente pagati, che si permettono di mettere in difficoltà decine di addetti per i pagamenti in ritardo e che hanno anche la boria di rispondere che i lavoratori sono al primo posto, è davvero singolare.

Precisiamo che la nostra non è affatto una posizione pregiudiziale sull’azienda, né ci permetteremmo mai di giudicarne l’operato se non nelle opportune sedi, ma di certo il tempo degli amministratori proni di fronte alle aziende concessionarie dei servizi comunali, nei nostri paraggi, non è mai cominciato. Per cui l’azienda, piuttosto di incaricare i propri comunicatori per rispondere ai comunicati stampa, incarichi i propri contabili per pagare gli addetti al servizio di raccolta, visto che la valuta del bonifico da parte del Comune è 26.01, e si prodighi per rimediare ai disagi causati alla città da questi ritardi. Se poi l’azienda ritiene che l’ente appaltante, cioè il nostro Comune, non sia in grado di sostenere il costo dell’appalto, rinunci piuttosto di vantare crediti a mezzo stampa.

Per quanto riguarda la differenziata, invece, l’azienda che si occupa del servizio si è sentita impropriamente tirata in causa, ma siamo perfettamente consapevoli che su questo aspetto le responsabilità sono totalmente della politica. È il capitolato d’appalto che non impone al concessionario le misure necessarie per realizzare una vera raccolta differenziata, cioè: non prevede l’eliminazione dei cassonetti; non impone la raccolta differenziata spinta su tutto il territorio; non permette all’ente di incamerare i proventi della vendita della raccolta differenziata, che invece lascia all’azienda, con i quali poter pagare i maggiori costi del servizio. Non solo. L’attuale configurazione del servizio non crea le condizioni per realizzare la tariffa puntuale, cioè premiare sulla TARI i cittadini che differenziano e penalizzare quelli che non lo fanno, che è l’unico modo per realizzare una ottima raccolta differenziata e risparmiare milioni di euro sui conferimenti presso impianti e discariche.

E del resto è evidente da anni che è proprio il sistema pubblico-privato di gestione dei rifiuti ad essere fallimentare, ed è quello che blocca ogni tentativo di rendere virtuoso il sistema in virtù di interessi diversi da quelli dei cittadini. Il sistema impiantistico di cui si sta avviando la realizzazione in questi mesi in Calabria, per esempio, era praticamente già obsoleto 10 anni fa e risponde alle esigenze di un tessuto imprenditoriale del settore che, mentre parla di differenziata, prova continuamente ad aprire discariche, cioè un tessuto imprenditoriale più obsoleto degli impianti. Basti pensare che continuiamo ad affidare la raccolta differenziata, con cui si dovrebbe arrivare al 90% di riciclo dei materiali, ad aziende che contemporaneamente gestiscono le discariche in cui finisce ciò che non si ricicla. C’è da aggiungere altro?

E di certo questo non è affatto responsabilità delle aziende, le quali rispondono giustamente alle gare prodotte dalla pubblica amministrazione per raggiungere il proprio scopo sociale, ma è tutto delle istituzioni pubbliche ed soprattutto della Regione Calabria in cui si annidano, e lo diciamo pubblicamente, interessi torbidi e cristalline incompetenze.

Ovviamente siamo più che consapevoli di non rientrare tra le simpatie di chi intende continuare ad investire nei disastri della pubblica amministrazione, per esempio nelle discariche. Tuttavia un cambiamento, sia chiaro, è inevitabile: tanto il pubblico quanto il privato dovranno investire in un ciclo dei rifiuti virtuoso, nella conversione di segmenti industriali finalizzando tutto il ciclo produttivo al riutilizzo dei materiali ed alla minimizzazione degli scarti in discarica, che significa anche investire nel territorio e creare maggiori posti di lavoro. Starà evidentemente ai cittadini decidere quando.

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