DALLA CRISI AGRUMICOLA AL RILANCIO DELLA MERIS LA PROGETTUALITÀ DELLE FORZE DI MAGGIORANZA

A fine maggio del 2020 la Commissione europea ha messo a punto la strategia “Farm to Fork”, un piano decennale per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo e rispettoso dell’ambiente.  La “Farm to Fork” è una strategia che tocca molti aspetti della filiera alimentare, dall’agricoltura fino al modo in cui vengono etichettati gli alimenti. Ogni Stato membro dell’Ue dovrà seguirla, adottando norme a livello nazionale che consentano di contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’Ue. I Paesi membri godranno di eventuali misure di sostegno aggiuntive nel corso dell’implementazione della strategia.

Una strategia di fondamentale importanza ma che sicuramente “non colpirà” il comparto agrumicolo calabrese, sibarita o nazionale, ma lo sovvenzionerà e aiuterà con progetti di economie di prossimità e con tutta una serie di prescrizioni ambientali volte a rafforzare la consapevolezza nutrizionale e la salubrità nei consumatori circa i prodotti consumati.

Le clementine di Calabria sono un prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta) dal 1997 riconosciuto dalla UE e che in parte ha già nel suo disciplinare molte delle garanzie richieste sotto il profilo del rispetto e della sicurezza ambientale previste dal programma “Farm to Fork”. Per quanto riguarda la zona di produzione della Clementina di Calabria IGP il disciplinare è molto rigido e comprende soltanto determinate aree.

Avendo le nostre clementine il marchio IGP non ha alcun senso pratico e necessità chiederne anche la De.Co. (denominazione comunale)

Come più volte sottolineato, specificato, reso chiaro in consiglio comunale, non si possono sovrapporre i marchi. Gli articoli 10 e 11 del Regolamento (CE) n. 510/2006, del Consiglio dell’Unione Europea del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari, prescrivono l’assoggettamento degli operatori che producono prodotti a DOP o a IGP ad un sistema di controlli ufficiali, affidati ad organismi in possesso di particolari requisiti. Tali organismi, incaricati di verificare il rispetto del disciplinare di produzione e degli obblighi imposti da tale Regolamento, vengono designati direttamente dagli Stati membri.

L’art. 2, comma 3, del decreto legislativo 19 novembre 2004, n.  297, di recepimento della normativa comunitaria nell’ordinamento italiano, lascia chiaramente intendere che è vietato, per i produttori, apporre in etichetta diciture contrastanti con la normativa vigente.  Ne consegue che il marchio De.Co. non può ritenersi consentito per tali produzioni, generando nel consumatore la convinzione dello svolgimento di un’attività di vigilanza o di controllo ulteriore rispetto a quella per legge attribuita in via esclusiva ai Consorzi di Tutela ed alle strutture di controllo riconosciute al Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali).

Dopo questa lunga, ma inevitabile premessa, ci troviamo come maggioranza comunale a smentire alcune delle affermazioni fatte dalla minoranza (meno uno) nel loro ultimo tazebao dato alle stampe. Non è affatto vero che noi non avessimo un deliberato, lo avevamo e lo abbiamo anche votato come maggioranza! Avevamo anche tentato una mediazione con la minoranza, accogliendo alcune delle loro richieste, arrivando a una sintesi condivisa. Purtroppo, i mediatori – Vincenzo Scarcello (Udc) e Francesco Madeo (Gente di Mare) – sono stati, come possiamo dire, smentiti dalla loro stessa compagine che ha preferito lasciare l’aula invece di votare un deliberato condiviso anche con le città di Rosarno e Cassano.

La crisi agrumicola calabrese ha radici lontane nel tempo e motivi di varia natura, nessuno di questi attribuibile all’attuale governo della città, né tantomeno al singolo vicesindaco Malavolta, come ben sanno dalla minoranza, composta anche da uomini che da decenni siedono sugli scranni del consiglio comunale. Alcuni di loro nel tempo hanno avuto anche ruoli di vertice quando erano maggioranza.

Questione Meris: altra vicenda sulla quale la minoranza sta facendo disinformazione.  La MERIS, Società di gestione del Mercato Ittico, da anni versa in enormi difficoltà. La maggioranza, con l’assessore al Bilancio Palermo, ha deliberato di dare mandato al legale rappresentante della Meris – Mercato Ittico Schiavonea di predisporre un “piano di risanamento” anche attraverso il ricorso, previa autorizzazione da parte dell’ente, ed il conferimento di incarico ad hoc a professionisti esterni di comprovata esperienza professionale nel settore, che possa essere sottoposto all’assemblea dei soci per la sua approvazione, in coerenza con l’ipotesi di percorso amministrativo e societario finalizzato al all’adozione di una deliberazione di revoca della liquidazione ex art. 2487-ter C.C. e al rilancio della società. Si è dunque deliberato un piano di risanamento con il successivo finanziamento per un piano per il rilancio industriale. Ovviamente se si fosse scelto di metterla in liquidazione, avrebbe significato non crederci più.

La minoranza ha votato contro il rifinanziamento della Meris e allo stesso tempo però ci accusa di non avere un progetto politico per il suo rilancio. Qualcosa non torna.

Se le forze di minoranza consiliare fossero più accorte e attente al bene comune e si dedicassero di meno al citazionismo spinto e alla battuta facile, potremmo far crescere questa città per come merita.

I GRUPPI CONSILIARI DI MAGGIORANZA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *