IMPIANTO DI PRODUZIONE BIOMETANO DA DIGESTIONE ANAEROBICA

LA MAGGIORANZA INDICA I MOTIVI PER CUI SONO CONTRARI

Alla luce della richiesta di modifica non sostanziale della AIA per la creazione di un impianto di produzione di biometano da digestione anaerobica nell’agglomerato industriale di Schiavonea e la conseguente apertura di una seduta in modalità asincrona della Conferenza di servizi, sentiamo la necessità di condividere con la cittadinanza le motivazioni che ci inducono ad esprimere contrarietà nei confronti di tale opera. 

In tema ambientale l’attuale amministrazione comunale non ha mai avuto dubbi: l’origine profonda della drammatica gestione dei rifiuti in Calabria va ricercata nei grossi interessi privati che prevaricano e spesso si pongono in contraddizione sugli interessi pubblici in termini di salute pubblica e di tutela ambientale. La gestione dei rifiuti, infatti, è caratterizzata da una forbice di profitto assai elevata, che varia enormemente se si sposta il focus da una gestione attenta ed ecosostenibile, ad una gestione inadeguata degli stessi.

La storia degli uomini e delle donne che compongono l’attuale Amministrazione Comunale testimonia l’impegno di sempre per una gestione virtuosa dei rifiuti sempre più pubblica e sempre meno privata. 

In ragione di ciò come amministratori affermiamo con forza la necessità che siano i Sindaci e quindi i territori a guidare il processo di innovazione ed efficientamento del ciclo dei rifiuti regionale e locale, mediante un’azione istituzionale che fornisca indirizzi sul tipo di impianti da realizzare e sui siti dove costruirli.

Partendo da tale fondamentale premessa, il progetto di realizzazione di un impianto di produzione di biometano da digestione anaerobica con la finalità di produrre biometano e compost di qualità dallo smaltimento di rifiuti solidi urbani, il cui iter burocratico si è sviluppato sostanzialmente in fase Commissariale senza la partecipazione di un’Amministrazione Comunale, presenta un rilevante limite di fondo.

Infatti, nelle tre Conferenze dei Servizi tenutesi nel primo quadrimestre del 2019, fatta eccezione per un riduttivo parere “ai soli fini urbanistici” prodotto nella prima di esse, si registra l’assenza totale della politica intesa come compagine ammnistrativa, Consiglio Comunale, rappresentanza diretta degli interessi dei cittadini, e delle associazioni e movimenti ambientalisti.

Inoltre, senza nulla togliere alle buone caratteristiche tecniche-progettuali dell’impianto proposto dalla ditta EcoRoss s.r.l, ed al valore ambientale in termini di sviluppo di energie rinnovabili e valorizzazione dei rifiuti, è necessario far rilevare tutta una serie di problematiche relative all’ubicazione dell’impianto ed al suo impatto ambientale, come già fatto rilevare in occasione della Commissione Ambiente a tale scopo convocata il 9 giugno 2020.

Il primo macroscopico rilievo riguarda la tipologia di impianto e le attività in esso espletate, a nostro avviso fortemente incompatibili con le attività insediabili nell’agglomerato industriale di Schiavonea e specificate nel Protocollo d’Intesa tra l’ex-comune di Corigliano Calabro e il Consorzio ASI nel 2006. In tale documento, infatti, si fa rilevare in maniera estremamente chiara come attività quali il recupero, il deposito, lo stoccaggio e il trattamento per riciclaggio di rifiuti solidi urbani di materiali organici, nonché la produzione di compost da rifiuti organici, siano attività vietate in quella specifica area.

Altre forti preoccupazioni sorgono in merito alla distanza dell’impianto da centri e nuclei abitativi (ad esempio Torricella, Ricota Grande, Salice e Torre Voluta) e da importanti attività a vocazione turistica ed agroalimentare. Infatti, stando a quanto previsto dal PRGR, ai fini della tutela delle persone residenti, è imposta una distanza minima di 2000 metri tra la recinzione dell’impianto e gli insediamenti urbani. Distanza minima non rispettata per centri abitativi e nuclei abitativi, villaggi turistici e aziende dell’agroalimentare che costituiscono delle eccellenze per il territorio, tutti da tutelare a prescindere dalla specifica connotazione urbanistica. 

Inoltre, la proposta progettuale risulta impattare in maniera estremamente significativa sul traffico veicolare della strada statale “SS 106”, ormai tristemente nota per la sua pericolosità. Infatti, l’impianto di recupero/smaltimento avente la capacità di trattare 195 tonnellate giornaliere di rifiuti in ingresso e 56 tonnellate giornaliere di compost prodotto in uscita, arriverebbe a movimentare un totale di circa 251 tonnellate di materiale putrescibile al giorno, per la cui gestione si rende necessario un transito quotidiano di circa 70 mezzi pesanti spesso non esattamente a tenuta stagna. 

Ulteriori perplessità sono rappresentate dal fatto che il sito di realizzazione dell’impianto risulta ubicato in prossimità della Riserva Naturale Regionale della Foce del Crati, designata come Zona Speciale di Conservazione e che nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti si fa specifico riferimento alla tutela di aree del patrimonio agroalimentare presenti: tra queste rientra sicuramente a pieno titolo la coltura di pregio della “Clementina di Calabria”, riconosciuta con il marchio IGP. Infine, considerato che l’amministrazione comunale ha inteso esprimere chiaramente nelle Linee Programmatiche e nel D.U.P. la volontà di uniformare ed armonizzare le due aree industriali attualmente in essere, orientando sempre più la strategia di sviluppo secondo la vocazione naturale del territorio e dunque verso attività produttive quali il turismo, le colture di eccellenza nel capo agrumicolo e oleario, la pesca, potenziando servizi ed infrastrutture funzionali a tali filiere, risulta evidente la totale incompatibilità dell’impianto proposto dalla ditta Ecoross con la nostra visione di sviluppo del territorio.

In ragione di quanto sin ora affermato e coerentemente alla nostra azione politica e alla nostra visione di Città, attueremo tutti i rilievi necessari a contrastare la realizzazione di tale impianto, in conferenza dei servizi e in tutte le sedi opportune, al fine di garantire lo sviluppo ecosostenibile del territorio e il diritto dei cittadini ad un ambiente più salubre.

LA MAGGIORANZA CONSILIARE

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